“Specchio, servo delle mie brame,
chi è la più bella del reame?”

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Al bar. Sandra Martinelli – leggendaria ninfomane di Prato centro – ordina un caffè; poi la solita occhiata allo specchio, di là dal bancone. Sappiamo come vanno certe cose: Sandra è una matta e, come da copione, sullo specchio le appare una donna bellissima e sconosciuta che noi, per comodità, chiameremo Margherita. Il caffè viene servito, il barista è niente male: ha l’aria sveglia, e tanto basta. Sandra è colta da un brivido d’angoscia. Si sente minuscola, brutta. Da che è apparsa, Margherita non fa che squadrarla in maniera maliziosa, dall’alto in basso. Perché mi guarda questa donna? E Perché ride? Cosa sa di me, cosa? si tormenta la ninfomane, che proprio non riesce a realizzare d’essere l’altra. Ormai sono anni che il cervello le fa cilecca. Svegliata male? scherza il barista, strizza l’occhio. Sono le otto di mattina; in un’atmosfera di sogno, Sandra e Margherita scambiano qualche battuta:

Il monologo di una ninfomane

Belli gli orecchini – ammicca Margherita
per fare, poi un sorso alla tazzina.

Sandra esita, sfiora appena
tra le dita i suoi pendenti: Questi?
balbetta impacciata; perché è bella e sconosciuta
l’altra, che intanto sorride e dà l’ultimo sorso
spiccia dalla borsa qualche soldo.

Li ho comprati all’usato – riprende Sandra con tono
arrogante, per camuffarsi e andare oltre
l’imbarazzo; poi ancora un silenzio che tradisce
l’osceno, le sue segrete mezzanotti. Sono le otto
di mattina: il bar le romba nelle orecchie.

Margherita ha fretta (la sveltina
col barista è già acqua passata), saluta
Sandra che non ricambia
assorta nel fondo del suo caffè: Un’altra
mezzanotte
– farfuglia l’infelice, tra sé.

 

ninfo