Giancarlo Magalli ed Heather Parisi non credono ai loro occhi. Il pubblico di Ciao Weekend sta godendo di pura estasi, ci si aspetta di vedere convulsioni e corpi posseduti da un momento all’altro. Il centralino telefonico della trasmissione è in tilt: tante chiamate, la gente nel panico, una situazione da protezione civile. L’esperimento che nessuno riteneva possibile è stato compiuto. La magia. L’ipnosi collettiva. Il controllo delle menti suggestionabili operato dal padrone del misticismo televisivo di fine ‘80, il sommo mago di Termini Imerese.
Giucas l’aveva detto al produttore e continuava a ripeterlo fino a un minuto prima di entrare in scena alla sua agente. Lei gli aveva fatto un pompino, come al solito*, per tranquillizzarlo, e non c’era stato bisogno di ipnosi: Giucas era eccitato dalla dominazione e lei sapeva recitare alla perfezione il ruolo della gheisha.
Stavolta però sembrava davvero preoccupato. “Come se non sapesse che sono tutte stronzate quelle che fa. Psicopatico del cazzo.”
Giucas l’incompreso, Giucas con un potenziale enorme che nessuno accettava, che nessuno capiva fino in fondo. Era questa la cosa più frustrante, che gli venisse chiesto in continuazione di esibirsi in teatrini e circhi, di preparare sberleffi e farse grottesche quando lui avrebbe potuto davvero fare qualcosa di grande. Qualcosa di indimenticabile.
“Giucas, prima o poi dovrai dire a tua moglie di noi. Mi sto rompendo il cazzo di sta situazione. Lo sanno tutti che scopiamo. Tutti tranne quella povera demente che lasci a casa dall’altro lato dello schermo”. “E muoviti che tra 5 minuti sei in diretta”. Quando chiude la porta lui ha ancora lo sguardo perso nello specchio, sicuro di averci visto qualcosa che non riesce a cogliere di preciso. Per un attimo la sua mente si allontana al ricordo di quando suo padre lo portò da un esorcista che era ancora un bambino. Il maligno non c’entrava, era pura telepatia. Si chiamava ancora Giuseppe Casella.

Rosa ha 56 anni, già vedova, già nonna, già lobotomizzata, già irrimediabilmente vecchia. Vecchia come si può essere soltanto nelle periferie squallide, nei posti senza ambizione dell’Italia ignorata, fagocitata dall’insensatezza. Incollata perennemente al suo Mivar 14 pollici.
Il 1992 è un anno meraviglioso. C’è un sacco da vedere in tv. Premiatissima, Fantastico, Tra moglie e Marito, Bravo Bravissimo, Il pranzo è servito. Antonio Di Pietro è una persona onesta e farà fuori questi ladri di merda. È anche un bell’uomo a dire il vero.

Rosa passa le domeniche coi suoi nipoti e il figlio più piccolo che ha già 29 anni ma ancora vive in casa come chi ha un lieve ritardo o è semplicemente perso, non troverà mai una moglie.
Giucas veste casual ma Rosa lo considera comunque elegante. Jeans, belle scarpe di pelle, giacca nera e una lucidissima camicia bianca sfibbiata e senza cravatta.
C’è una strana tensione oggi in studio, tra l’ilarità di chi solitamente non crede, ucciso dal cinismo, dalla fantasia castrata dalla pubblicità o da un distorto cartesianesimo. Giucas è già sudato, ti guarda dritto negli occhi e ha una voce incredibilmente convincente. “non fatelo a casa. Sul serio, non ripetete quello che sto per fare a casa”.
Strano, pensa Rosa, è sempre così tranquillo Giucas, speriamo non si faccia male nessuno.

Giucas sente quella voce di nuovo. Gli capita spesso ultimamente. Gli dice di uscire fuori, di mollare tutto e tornare a casa, in campagna, vicino al mare a meditare, che questo posto becero non è alla sua altezza. Oppure distruggere. Distruggere ogni cosa, dimostrare di cosa è capace. “Se solo questa gente sapesse cosa sarei capace di fare”.
“Guardami, guardami, guardami, guardami, guardami, guardami, guardami, guardami, guardami, guardami, guardami, guardami, guardami, guardami, guardami, guardami, guardami, guardami. Intreccia le dita e stringi forte, forte, fortissimo. Le tue dita sono una morsa impossibile da sciogliere. Quanto ti sveglierai non ricorderai nulla di quello che è successo adesso. Quando ti sveglierai non potrai separare le mani, resterai immobilizzato.
Solo quando lo dico io, quando lo dico io, quando lo dico io. SVEGLIATI”.

Rosa non resiste alla tentazione. Vuole lasciarsi andare, vuole essere posseduta da quell’uomo magnetico, vuole giocare per un momento e le dita le intreccia eppure sa che non deve farlo.

La polizia dovrà chiamare in studio e chiedere a Giucas di liberare dalla stretta tutte le persone che incoscientemente hanno voluto sfidare la forza del mago. Anche Rosa è libera adesso, non solo nelle mani: è libera di credere.

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* Questo è l’unico aspetto romanzato della storia. Non che sia improbabile che l’assistente di Giucas Casella gli procacciasse fellationes prima di andare in scena, per allentare la tensione. Nel dubbio, in ogni caso, abbiamo scelto l’opzione narrativamente più efficace.