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Crapula Edizioni

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Huìkě

È bene parlare solo quando si deve dire qualcosa che valga più del silenzio. Abate Dinouart, L’arte di tacere   Il refolo di aria gelida che soffia poi smuore. L’attimo di quiete prima del nuovo buffare del freddo. Sul versante settentrionale del monte Sōngshān, a qualche giorno di cammino dalla capitale. Una parete bianca. Neve finissima. Il rituale dell’inverno. L’edificio centrale dello Shàolín-sì è un corpo di carne e sangue. Il viso indigeno, immobile. Una struttura ferma nell’eternità, un’ossatura senza…

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Rerum Habyssalium Archivum

Scoviamo nell’internet e ripubblichiamo questa cosa, probabilmente uno scherzo o un’operazione al limite dello shitposting. Il nome sembrerebbe essere Rerum Habyssalium Archivum, sive Opera Minor: Archivio di Cose Abissali, ovvero l’Opera Minore. Vengono presentate come intercettazioni satellitari e, nonostante la qualità compromessa, se ne riesce a cogliere l’autorità della forma-voce, che attraverso una narrazione rituale agisce e di quello che pare un delirio di violenza – e di liberazione e rinascita: terrificante, come tale – fa storiografia. Di fatto sono…

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Idiot Verse
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6x6x6 – Variazioni Jorge

Qui davanti avete un cubo magico. Proprio un cubo di 6 facce: su ognuna di esse, 6 poligoni; ogni poligono ha esattamente 6 lati. Un cubo impossibile – queste le premesse.  Prima faccia: Variazioni Augusto – è qui. Seconda faccia: Variazioni Ernest al link. Terza e ultima faccia: vedi sotto. *** Jorge Luis Borges scriveva solo racconti. Ha scritto quasi solo racconti: quasi. Quel quasi fa una grande differenza. Borges, si sa, era anche un poeta. Ma non è questo il punto:…

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6x6x6 – Variazioni Augusto
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Spazzaturaburger

Chiedere a una donna di uscire con te non è la cosa più facile del mondo. Primi appuntamenti spesso finiscono come ultimi appuntamenti. La storia diventa ancora più problematica se dici a una appena incontrata che fai il netturbino. Nutrivo speranze con Wanda Melton perché ci conoscemmo attraverso lo smaltimento di rifiuti. Wanda si sporse dalla finestra una mattina presto e fischiò. Indossava una camicia da notte di garza e basta. Non era più giovanissima. Mi chiese di venire di sopra…

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Huìkě
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La grande macchina

Ciò che scrivo non è frutto di fantasia. Cosa altri hanno detto della realtà, che io conosco per averla vissuta in prima persona, mi è del tutto indifferente. Probabilmente della mia versione qualcosa è trapelato, una volta o persino molte, ma questa discussione mi interessa meno rispetto all’accuratezza con cui, dopo tanti anni, ho cercato di ricostruire gli eventi. So che le mie affermazioni sembreranno assurdità, ma il mio proposito non è certo sorprendere chicchessia, né cancellare le falsità che…

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L’ultima notte della gazzella

Poi siamo andati al Carrefour. Dovevo mangiare qualcosa per placare la chimica, in più i lampioni fulminati intorno alla stazione mi stavano facendo salire le paranoie nere, come se la notte dovesse divorare tutto da un momento all’altro. Là dentro invece c’erano le luci bianche; le corsie e la roba in perfetto ordine mi davano l’impressione che non stesse andando tutto a puttane, che ci fosse ancora un senso netto delle cose. Andrea era accanto a me. Non parlava da…

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Emme come Marta

La mia mamma ha ucciso il mio papà, o forse era il contrario. No: la mamma viene prima del papà. Uno dei due comunque è finito in prigione e l’altro è morto. No: uno è morto e l’altro è finito in prigione. La morte viene prima della prigione. Io ora vivo dalla zia. La zia Mia è gentile con me, anche se non capisce che non deve toccare le mie cose. E non lo capisce nemmeno Nadia, la domestica, che…

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Anita

Ho conosciuto Anita in un tempo mitico, reso sacro dalle infinite varianti di chi assieme a me l’ha raccontato giorno dopo giorno senza requie, finendo per illudersi di averlo vissuto. Potrei dire che sono passati quindici anni da quando mi ha rivolto il suo primo sguardo, ma è una durata simbolica. Sottolineo che si è trattato di sguardi prima di tutto, poi di parole, un flusso continuo di cui solo ora avverto la vertigine. Aveva un modo strano di parlare,…

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Il capolavoro

«Sarà vero?» domandò lei, fissando l’uomo che batteva i pugni contro il vetro. Sembrerà strano, ma era quello su cui m’interrogavo anch’io da quando eravamo entrati nel museo. Nell’ultima mezz’ora avevamo ammirato un alce sotto formalina, caschi di banane che straripavano da un furgoncino, un teschio umano coperto da orsetti gommosi. Era tutto finto? A quanto lessi, le banane erano di resina, e così gli orsetti gommosi. Ma il bestione con le corna arrivava dritto dalle foreste finlandesi, e il…

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La cosmologia dell’assenza

C’è una casa disfatta, all’incrocio di due strade, ci abitava uno che da bambino voleva essere un fantasma. Sua madre, in principio, fu colei che del ghiribizzo sospettò qualcosa, quando la mattina cominciò a trovare il letto del figliolo sempre intatto e il pigiama sempre impolverato, poi suo padre, una notte, che costretto alla veglia da un odioso virus intestinale registrò, raggiungendo il bagno, dei rumori venire dal soggiorno, e giunto che fu in sala vide il piccolo, coperto da…

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