Per farla finita col giudizio di Eva

Rodion Romanovič conosce Alëna Ivanovna come il male. Il male non si estirpa alla radice, no, nel taglio contagia, nel contagio vince; il male, liberato, tocca tutto, meglio che resti custodito in lei, Alëna Ivanovna, che in sé covandolo trae il bene dallo stesso male facendo solo lei del male. Lizaveta Ivanova, alle spalle, affonda il coltello nel costato santo.

Paul vuole prendere Jeanne. Hanno fatto di tutto, amanti scandalosi nei migliori anni dell’amore, a Parigi. Paul ha intenzioni che Jeanne non sa. Ci sarà violenza, memorabile violenza. Paul vede tutto. Non più solo i suoi impulsi, la sua fama, l’immortalità. Vede Jeanne dopo la violenza. Paul ci ripensa. I due si salutano. Al cinema Maria applaude di nuova luce imperitura.

Clitennestra mostra il seno, Oreste torna infante, il cielo si rischiara.

La pregna April non ti ama, Frank, te lo ha appena detto. Pensaci bene, Frank. Hai appena avuto un colpo da ammosciartelo vita natural durante. Chi ti sta davanti? Perché ti ha mentito? Che ne sarà di te? La pregna April è davanti a te medusa. Puoi dirglielo anche tu che non vuoi, non lo vuoi quel coso che ha dentro, non li vuoi. Hai lo specchio, la vittoria, d’erezione il ritorno. Pensaci bene, Frank.
Lascia casa sua, Frank, non più sua; casa di April, del figlio, del fantasma del maschio.

Ah, se il treno non fosse passato, Anna. Lo guidava un uomo. Ah, se l’uomo non fosse passato, Anna.

Cécile de Volanges: la bellezza mai può essere innocente.
Cécile de Volanges ama Danceny, cede a Valmont, Valmont è pronto alla morte per mano di Danceny: la giovinezza non ha pietà.
Cécile de Volanges cede a Danceny prima della morte di Valmont.
Nel ventre del corpo tuo, Cécile, un vecchio tornò giovane, un giovane tornò immortale; la morte lasciò la falce sul letto sfatto dove tutti seppero godere.

Germinie, sudata e rinsecchita, fece cadere una tazza per passione.
«A che pro amare» le chiese la padrona, «se l’amore ti batte?»
«A che pro odiare» rispose Germinie, «se l’odio non rompe?»
Capì, Nanà, che l’odio doveva spezzare catene, porte, limiti, algoritmi, qualsiasi cosa racchiudesse idea maschile. Il maschio occupa e lascia occupata. Nanà lo capì, poi, morendo Germinie. Crebbe il figlio come un torello, ne fece un cavallo di Troia, raggiunse, almeno lei, la pace dopo la guerra. Se Luigino non la uccise fu per caso muliebre.

Sybil, a un passo del più lungo addio, ricordò di essere femmina e madre eterna strega. Accostò Dorian, lo baciò, gli trasmise il veleno labbra a labbra: lui morì senza vedersi morire, senza vedersi dannare, senza volersi guardare. L’assassinio salvò il giovane dall’assassinio, lo sacrificò alla norma, gli negò la schifosa turpitudine del comune declino. Madre santa, femmina e strega, Sybil visse un secolo e un giorno poi chiuse gli occhi al sonno.

La madre amò Edipo solo come un figlio. Edipo uccise Sigmund, futuro padre.

Se c’è una cosa che Franz non sa, è che il padre non c’entra nulla.

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