Orfeo

 

4 [A52] E nessuno oserà cantare una poesia vile senza l’interpretazione[1] dei custodi delle leggi, neppure se fosse più dolce degli inni di Tamiri e di Orfeo…

(F12 K) Plato, Leg. 829 d-e (Burnet)

Da: Giorgio Colli, La sapienza greca.
Ed. Adelphi, nella collana Gli Adelphi, pagg. 164 – 165


[1] Nella traduzione di G. Colli la formula mè krinontoon (in italiano corrisponde a un infinito negativo, preceduto da “senza”), il verbo krinoo è reso nell’accezione giuridica della prassi processuale, dato anche il senso dietro il senso dell’opera platonica. Io, però, ho preferito tradurre con interpretazione, poiché in questa – come anche nell’esercizio della legge – è sintetizzata tutta la pratica di esame e giudizio in una forma più profonda, che prescinde dall’universalità, e che meglio si adatta al discorso sulla poesia orfica, cui il passo fa riferimento.
Ciò non esclude che si potrebbe più semplicemente dire una scelta di gusto, per digerire la pesantezza di Platone.