Renè Magritte

Renè Magritte

Premessa: il lavoro critico è rifilatura di un disegno già intessuto. È, in fondo, la sfida dell’intelligenza all’intuizione.

La trama. Qual è il luogo della letteratura? La domanda, messa in questi termini, sembra che ponga il fatto letterario all’interno di un luogo – la realtà, ossia il realismo, posteriore o laterale? – più ampio, e renda la letteratura epigone del luogo stesso. Si è risposto per lungo tempo che la letteratura doveva adeguarsi al luogo in sé, certo più consono e ristretto – quindi controllabile, facilmente giudicabile. – Forse che la sfasatura tra le cose (le cose!), per cui l’ibridazione è frequente, rende non posizionabile la letteratura, e l’arte? Dunque non il solito, ridicolo in sé, ma una deriva piuttosto, come se ora anche in mezzo al mare tempestoso dell’inchiostro accadessero miraggi. E ogni tanto, a volere essere cinici, qualcuno va fin sopra la cresta, e tutti ignari di come ci sia riuscito lo vedono e dicono “oh!”, divaricando le bocche; mentre quelli 1920 (sebbene a. D. 2013) storcono il naso e dicono “Abbasso i mori! Trionfi la frontiera!”.
Di fronte a tutto questo, ecco tracciata già anche la trama – bisogna solo avere il tempo di filarla. Il tempo – non aggiungo altro.

L’eroe. La parabola di Don Chisciotte: prestanza fisica, dedizione all’imponderabile, risolutezza di fronte al crollo o alla gloria (finalità che appaiono all’eroe sempre inscindibili).
Oppure, come Emily Dickinson suggerisce in questi versi:

Assent – and you are sane –
Demur – you’re straightway dangerous
*
And handled with a Chain –

***

Conformati – e sei saggio –
Eccepisci, e sei subito pericoloso –
E ammanettato con una Catena –

* È questa la scelta dell’eroe moderno, più moderno? Oppure?