Filologicon Crapula: Esopo, Favole – p9

L’aquila e la volpe

Un’aquila e una volpe, che avevano stretto amicizia tra loro, decisero di abitare vicine l’una all’altra, ritenendo l’abitudine come conferma dell’amicizia. Ecco che la prima, volata su un altissimo albero, vi fece il suo nido; l’altra, entrata sotto un cespuglio ai piedi dell’albero, partorì. Un giorno, mentre la volpe era uscita in cerca di cibo, l’aquila, che ne era a corto, piombando sul cespuglio e afferrando i cuccioli, banchettò con i suoi figli. Ritornata la volpe, non appena capì che cosa le aveva fatto, fu colta da un forte dolore  non tanto per la morte dei suoi figli quanto per la vendetta: infatti in quanto animale terrestre non avrebbe potuto inseguire un volatile. Perciò, da lontano, quale misera consolazione che resta agli impotenti e ai deboli, rovesciava ingiurie contro la nemica. Presto, però, toccò a quella scontare la pena per l’empietà verso l’amicizia: così, mentre alcuni uomini sacrificavano una capra in un campo, gettatasi sull’altare portò via una parte di visceri fumanti. Poiché non si era preoccupata del nido, soffiando un vento impetuoso da un sottile e secco ramoscello ne scaturì una vivida fiamma. E così i suoi figli – ancora incapaci a volare – bruciati caddero al suolo. Allora la volpe, che era accorsa in fretta, li divorò sotto gli occhi dell’aquila.

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L’uomo che fracassò l’idolo

Un uomo, che aveva un idolo di legno e che versava in povertà, lo supplicava di fargli del bene. Ma quanto più faceva, tanto più restava povero; allora adiratosi, dopo averlo sollevato per un piede lo scagliò contro il muro. Fracassatasi all’istante la testa dell’idolo, ne sgorgò oro, e l’uomo raccogliendolo urlò: «Certo che sei infame, come sospettavo, e pure ingrato: infatti non mi sei stato di nessun aiuto finché ti ho onorato, ma non appena ti ho colpito mi hai dato in cambio molto oro.»

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L’asino creduto leone

Un asino, che si era coperto con una pelle di leone, era creduto da tutti un leone, e così ci fu fuga di uomini, fuga di armenti. Ma quando il vento prese a soffiare, ecco che la pelle fu portata via e l’asino restò nudo; allora tutti scagliatisi contro di lui con bastoni e mazze lo picchiarono.

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NOTA ALLA TRADUZIONE

Testo di riferimento: Esopo, Favole, BUR 1989

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