Les fils. III

Da Les fils, di Simon Allon­neau e Laura Vaz­quez, Col­lec­tif Bêta, Bègles, 2016. Traduzione e commento di Claudia Dell’Uomo D’Arme.

Bici

Quando ci tagliamo, non si corre verso la spazzatura per buttare il sangue
Salvo un uomo
L’idiota
In bici
Si toglie il sangue con la siringa, lo butta
Dice non serve a niente
Ne ha troppo
Guarda il suo sangue
Il sangue non fa niente

 

I bambini malati

I figli della farmacista si sono ammalati
Ridevano
Non dicevano niente
Per strada
Camminavano a 1 millimetro da terra

Erano tre
Nati nello stesso secondo

Una volta si sono rotti le braccia
Non hanno detto niente

La notte si scrivevano dei messaggi
Vuoti

La farmacista
Credeva:
si ha sempre male da qualche parte
diceva, lei

quando si ha sonno
quando si ha freddo
quando si è calmi
c’è una medicina

si può togliere tutto, tutto
e quando abbiamo finito
ci facciamo innestare dei bottoni sulla pancia e
si preme

la farmacista paga un uomo per parlare+
paga in assegni, non sa più come si firma
fa un cerchio

sono in piedi

l’uomo è il suo lavoro
non ha più capelli
più sopracciglia
più ciglia
non ha mai avuto le labbra

ha l’impressione di sapere cosa succede
quando qualcuno è morto
dice
lo sapevo
qualcuno si fa schiacciare a suolo
è normale
lui sa sempre perché
quando qualcosa succede nel mondo, dice
per forza

i suoi genitori sono fieri di lui
hanno tappezzato la casa con un’immagine della sua faccia
guardano i muri e sorridono
la madre tocca il viso, sui muri
ogni giorno
i muri diventano enormi
non c’è più spazio

hanno comprato un computer
non ha mai funzionato
non l’hanno mai riparato
lo usano per decorare la scrivania
hanno messo un pezzo di stoffa sullo schermo

lasciano la finestra senza tenda perché sono fieri degli interni
ma quando qualcuno suona
loro non aprono

***

La traduzione è un esercizio di maschere, di trucchi, un artificio che saggia le vocali, succhia i dittonghi, “si fa giuoco” del cane e del calcio – al manico -, una volata in primo piano, a polmoni aperti, poi sventrati, au bout di squisiti occhi scavati, un circense senz’ali, una moquerie da baraonda.

Il testo doppio ed espropriato di Laura Vazquez e Simon Allonneau – ferventi poeti in costruzione – prende materia da un dialogo depositato nelle fessure di generazioni, a ridosso sulla frattura dello scorrere di storia&lune, tanto tattile quanto andalou – di altro chien qui si parla, ma non dista molto dal crudele&anonimo soggetto che impugna nel grilletto, e di cui sopra.

Un horror movie alla Edipo trangugiato, ma tutto a minuscolissimi brandelli nei crani vuoti dell’orrorifico. Espropriazione del “pronto, chi parla?”, di un vaccino contro il senso della preistoria, che è lo strato solidificato del “ci vediamo alle 8, e mi raccomando: prendi la medicina!”.

Non c’è bisogno di raccontarle tutte le ferite, tutti i massacri del “sì, mi metto nei tuoi panni”, dell’odio ancora utile nelle classi vuote… lavagne in scarabocchi, chiudersi e soffocarsi nelle chambres pervertite, con braccia amputate in vaghi tempi, in lancette, in fiati, nelle morie di fossili e fossili e papille e cavalli – solo le zampe però, ben inteso.

Spolpata la fatica dissoluzione, in sequenza, la poesia dei due figli, senza diritti e rabbia, solleva – una alla volta – le sintassi dei bambini, gli scalini delle membra uguali, si guardano inebetiti e camminano per once, senza stravaganze, senza frignare.

Non gemeno neppure i corpi-uniti-e-uguali di una lingua netta, un mondarsi dall’urlo nella torre affamata. Raccogliere ossicine, di plastica, con la colpa nel sacco, un boudoir che infilza il matto, lo scuoia appena: uno scalpo sulla testa.

***

Vélo

quand on se coupe,  on ne court pas vers la poubelle pour jeter le sang
sauf un homme
c’est l’idiot
à vélo
il s’enlève le sang en seringue, il jette
il dit ça sert à rien
il en a trop
il regarde son sang
le sang ne fait rien

 

Les enfants malades

les fils de la pharmacienne sont tombés malades

ils souriaient

ils ne disaient rien

dans la rue
ils marchaient
1 millimètre au-dessus du sol

ils étaient trois
nés la même seconde

une fois
ils se sont cassés les bras

Ils n’ont rien dit

ils s’écrivaient des messages la nuit
vides

la pharmacienne
croyait
on a toujours mal quelque part
elle disait

quand on a sommeil
quand on a froid
quand on est calme
il y a un médicament

on peut tout enlever
et quand on a terminé
on se fait greffer des boutons sur le ventre
on appuie

la pharmacienne paye un homme pour parler
elle paye en chèque, elle ne sait plus comment signer
elle fait un rond

ils sont debout

l’homme c’est son travail
il n’a plus de cheveux
plus de sourcil
plus de cil
il n’a jamais eu de lèvres

il a l’impression de savoir ce qui se passe
quand quelqu’un est mort
il dit
je savais
quelqu’un se fait écraser il dit
c’est normal
il sait toujours pourquoi
quand quelque chose arrive dans le monde, il dit
bien sûr

ses parents sont fiers de lui
ils ont tapissé la maison avec une image de sa tête
ils regardent les murs en souriant
la mère touche le visage sur les murs
tous les jours
les murs deviennent gros
il n’y a plus de place

les parents ont une grande télé
ils mettent le son fort
parce qu’ils sont fiers de regarder la télé
c’est une autre génération

ils ont acheté un ordinateur
il n’a jamais marché
ils ne l’ont jamais réparé
ils s’en servent pour décorer le bureau
ils ont posé un morceau de tissus sur l’écran

ils laissent la fenêtre sans rideau parce qu’ils sont fiers de l’intérieur
mais quand quelqu’un sonne
ils n’ouvrent pas

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