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Crapula Edizioni

Huìkě

È bene parlare solo quando si deve dire qualcosa che valga più del silenzio. Abate Dinouart, L’arte di tacere   Il refolo di aria gelida che soffia poi smuore. L’attimo di quiete prima del nuovo buffare del freddo. Sul versante settentrionale del monte Sōngshān, a qualche giorno di cammino dalla capitale. Una parete bianca. Neve finissima. Il rituale dell’inverno. L’edificio centrale dello Shàolín-sì è un corpo di carne e sangue. Il viso indigeno, immobile. Una struttura ferma nell’eternità, un’ossatura senza…

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Conversazioni con gli Sciamani – Donato Novellini
10 Maggio 2019
Crapula Edizioni

Spazzaturaburger

Chiedere a una donna di uscire con te non è la cosa più facile del mondo. Primi appuntamenti spesso finiscono come ultimi appuntamenti. La storia diventa ancora più problematica se dici a una appena incontrata che fai il netturbino. Nutrivo speranze con Wanda Melton perché ci conoscemmo attraverso lo smaltimento di rifiuti. Wanda si sporse dalla finestra una mattina presto e fischiò. Indossava una camicia da notte di garza e basta. Non era più giovanissima. Mi chiese di venire di sopra…

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Il capolavoro
8 Maggio 2019
Crapula Edizioni

Emme come Marta

La mia mamma ha ucciso il mio papà, o forse era il contrario. No: la mamma viene prima del papà. Uno dei due comunque è finito in prigione e l’altro è morto. No: uno è morto e l’altro è finito in prigione. La morte viene prima della prigione. Io ora vivo dalla zia. La zia Mia è gentile con me, anche se non capisce che non deve toccare le mie cose. E non lo capisce nemmeno Nadia, la domestica, che…

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8 Maggio 2019
Crapula Edizioni

Il capolavoro

«Sarà vero?» domandò lei, fissando l’uomo che batteva i pugni contro il vetro. Sembrerà strano, ma era quello su cui m’interrogavo anch’io da quando eravamo entrati nel museo. Nell’ultima mezz’ora avevamo ammirato un alce sotto formalina, caschi di banane che straripavano da un furgoncino, un teschio umano coperto da orsetti gommosi. Era tutto finto? A quanto lessi, le banane erano di resina, e così gli orsetti gommosi. Ma il bestione con le corna arrivava dritto dalle foreste finlandesi, e il…

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Internacional

La morte di Raimundo

La madre di Raimundo non era mai riuscita a comprendere la morte del figlio. La prima volta che andai a farle visita avrà avuto circa sessantacinque anni. Era una signora asciutta e delicata, come un ramo sul punto di piegarsi. I suoi occhi, come quelli di Raimundo, erano di un colore indefinito. Un colore che poteva benissimo essere quello del miele o del caffè chiaro. I capelli, finissimi, erano bianchi, e quella notte, sotto la luce della lampadina, apparivano leggermente…

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Lo giuro

Nella sala vi erano sette persone ed erano troppo piccole per uno spazio così grande. Le luci fredde illuminavano la platea assente, il silenzio s’infilava tra gli archi troppo ampi e le panche vuote: alla porta due uomini in divisa s’assicuravano che nessuno potesse oltrepassarne la soglia. Uno dei due indossava un viso grottesco, all’altro calava sul volto una pietà fin troppo umana. Nessuno dei due respirava più del necessario. La voce del Giudice giunse sottile senza nascondere l’interesse per la…

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Crapula Edizioni

Forme brevi – Dossier Piglia

Dal quarto numero di Ô Metis, Forme Brevi, l’estratto del dossier a tema Ricardo Piglia (Adrogué, 24 novembre 1941 – Buenos Aires, 6 gennaio 2017): scaricalo qui in pdf. Contiene: Bovarismi, di Alfredo Zucchi Tesi sul racconto, di Ricardo Piglia, traduzione di Alfredo Zucchi Samuel Beckett, Molloy o del penultimo, di Luca Mignola Bagliori estremi e microletteratura ai tempi del web 2.0, di Antonio Russo De Vivo illustrazione di Adriano Annino per Ô Metis IV, Forme Brevi  

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6x6x6 – Variazioni Jorge
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Architetture minimali

Ted Bones si trovava di fronte a una struttura che sembrava perfettamente cubica. Era alta, e di conseguenza larga, non più di cinque metri. Un’apertura rettangolare, dal suolo verso l’alto, su una facciata. Come una porta. Su uno dei lati una piccola finestra quadrata, in alto. Né la porta né la finestra avevano infissi. Non riusciva a distinguere cosa ci fosse all’interno, sebbene un debole sole illuminasse la radura. L’uomo rimase fermo a osservare quella architettura stramba, così semplice e…

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La custode

Alla fine, attorno al tavolo in soggiorno, c’erano rimasti soltanto Mattia e Sara, che dopo ore passate a stringere mani e a ringraziare per le condoglianze, serenamente adesso se ne stavano seduti in silenzio a fissare il vuoto nella tovaglia di pizzo bianco che il tavolo apparecchiava: gli unici rumori nella casa erano i tintinnii argentini delle stoviglie che la signora Caterina, la donna di servizio che fino alla fine aveva aiutato la loro madre nelle faccende di casa, rimetteva…

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Lo sai tenere un segreto?

“Lo sai tenere un segreto?”, mi diceva con la bocca rimpicciolita, incollata ai denti, gonfiando il petto. Dalla finestra della nostra classe guardavamo i boschi inverdirsi. Il cielo appena venato di nuvole bianche, sospeso tra le montagne e la scuola, tutto avvitato sui valloni circolari e profondi che isolavano il paese, era un grande scivolo che si portava via giornate e spassi. La luce già piena ci imbambolava, cacciandoci in un languore che a maggio combaciava col perfetto dominio delle…

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