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La morte di Raimundo

La madre di Raimundo non era mai riuscita a comprendere la morte del figlio. La prima volta che andai a farle visita avrà avuto circa sessantacinque anni. Era una signora asciutta e delicata, come un ramo sul punto di piegarsi. I suoi occhi, come quelli di Raimundo, erano di un colore indefinito. Un colore che poteva benissimo essere quello del miele o del caffè chiaro. I capelli, finissimi, erano bianchi, e quella notte, sotto la luce della lampadina, apparivano leggermente…

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Lo giuro

Nella sala vi erano sette persone ed erano troppo piccole per uno spazio così grande. Le luci fredde illuminavano la platea assente, il silenzio s’infilava tra gli archi troppo ampi e le panche vuote: alla porta due uomini in divisa s’assicuravano che nessuno potesse oltrepassarne la soglia. Uno dei due indossava un viso grottesco, all’altro calava sul volto una pietà fin troppo umana. Nessuno dei due respirava più del necessario. La voce del Giudice giunse sottile senza nascondere l’interesse per la…

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Forme brevi – Dossier Piglia

Dal quarto numero di Ô Metis, Forme Brevi, l’estratto del dossier a tema Ricardo Piglia (Adrogué, 24 novembre 1941 – Buenos Aires, 6 gennaio 2017): scaricalo qui in pdf. Contiene: Bovarismi, di Alfredo Zucchi Tesi sul racconto, di Ricardo Piglia, traduzione di Alfredo Zucchi Samuel Beckett, Molloy o del penultimo, di Luca Mignola Bagliori estremi e microletteratura ai tempi del web 2.0, di Antonio Russo De Vivo illustrazione di Adriano Annino per Ô Metis IV, Forme Brevi  

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Architetture minimali

Ted Bones si trovava di fronte a una struttura che sembrava perfettamente cubica. Era alta, e di conseguenza larga, non più di cinque metri. Un’apertura rettangolare, dal suolo verso l’alto, su una facciata. Come una porta. Su uno dei lati una piccola finestra quadrata, in alto. Né la porta né la finestra avevano infissi. Non riusciva a distinguere cosa ci fosse all’interno, sebbene un debole sole illuminasse la radura. L’uomo rimase fermo a osservare quella architettura stramba, così semplice e…

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La custode

Alla fine, attorno al tavolo in soggiorno, c’erano rimasti soltanto Mattia e Sara, che dopo ore passate a stringere mani e a ringraziare per le condoglianze, serenamente adesso se ne stavano seduti in silenzio a fissare il vuoto nella tovaglia di pizzo bianco che il tavolo apparecchiava: gli unici rumori nella casa erano i tintinnii argentini delle stoviglie che la signora Caterina, la donna di servizio che fino alla fine aveva aiutato la loro madre nelle faccende di casa, rimetteva…

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2 Marzo 2019
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Lo sai tenere un segreto?

“Lo sai tenere un segreto?”, mi diceva con la bocca rimpicciolita, incollata ai denti, gonfiando il petto. Dalla finestra della nostra classe guardavamo i boschi inverdirsi. Il cielo appena venato di nuvole bianche, sospeso tra le montagne e la scuola, tutto avvitato sui valloni circolari e profondi che isolavano il paese, era un grande scivolo che si portava via giornate e spassi. La luce già piena ci imbambolava, cacciandoci in un languore che a maggio combaciava col perfetto dominio delle…

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Se il nostro amore vale qualcosa
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Giù la luna dal cielo

§ 1. Chi mi descriverà dunque il suo volto? Il mormorio di fondo che si ode al vernissage di una mostra; quel senso di confusione provato da un osservatore occasionale di fronte a un’installazione di Kounellis o ai dipinti geometrici di Newman; i musei d’arte contemporanea che lamentano costi di gestione troppo alti (ad eccezione del Macro di Roma, del Museo del Novecento di Milano e di poche realtà consolidate) sono la logica conseguenza di un’arte che non scende a…

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Let’s rock

NdR. Dal mese di luglio a settembre la mia principale, imprescindibile (a tratti ossessionata) attività è stato pensare a Twin Peaks. Dopo giorni a tentare di dissezionare i vari tricks, i riferimenti incrociati, le differenze, le mancanze etc., mi sono reso conto che, in fondo, la cosa più interessante che quegli stessi tricks etc. mi stavano suggerendo era proprio pensare a Twin Peaks, non desiderando di svelare qualcosa, quanto di partecipare all’opera. La differenza, mi pare, sia enorme. (È stato…

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El gaucho insufrible: storia di un’ambigua attribuzione

Il cassettino segreto di casa Bolaño è uno dei primi pezzi seri di CrapulaClub. Ora che i diritti dell’opera di Bolaño sono passati da Anagrama a Alfaguara, e quest’ultima è entrata a far parte del gruppo Random House, è bene tornare sull’argomento. Si tratta, è bene dirlo subito, della storia di un ambiguo riferimento metaletterario. El gaucho insufrible, di recente ripubblicato da Alfaguara in Spagna, è il primo libro di Bolaño pubblicato dopo la sua morte. La quarta dell’edizione Alfaguara…

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Farharhar

I. Nomadi I nomadi del Farharhar credono che non esistano cose definitive e fisse, perché le aborrono, e confidano fermamente nell’oblio. Vivono infatti nell’eterna ripetizione del dissimile, in una sequenza illimitata di Cicli incomparabili. Il loro Sovrano siede perennemente al centro esatto della Capitale. Quando muore uno, muore l’altra. Il suo corpo viene allora bruciato, la Capitale distrutta e abbandonata. Una nuova Capitale è fondata altrove, attorno al nuovo Sovrano, perché sia centro e cominciamento del Ciclo successivo. Dall’istante convenzionale…

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