[Dovevate proprio scomodarci? Che succede: cantarvela e suonarvela in solitaria – come dice Amleto – non è cosa vostra? E venirci a svegliare nel bel mezzo della notte (un poeta-romanziere scrisse: La noche es un lugar en la Mancha) per una colpa così insignificante, poi? Dobbiamo sempre stare a dire chi siamo, dove, come, e soprattutto – simili agli idioti – perché siamo? Siete o non siete la Divisione K del Commando Interpolazioni, la colpa dovrebbe essere la vostra meta, se non addirittura il vostro scopo. L’importante è che almeno ci mettiate tutta la vergogna del caso.
Volete che vi facciamo la messa a fuoco? Guardate come lavorano i professionisti[1].]

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Dove eravamo rimasti?
Sì, più o meno a questo: un libro recensito senza essere stato letto.
Forse ci ho pensato troppo, forse avrei dovuto farlo subito. Ora, sinceramente vorrei parlare di altro. Non posso? (Me la rido).
Allora lo faccio così:

Non c’è muraglia che non si possa sfondare, ma gli eroi del romanzo contemporaneo, per quanto io li conosco, sono troppo timidi, fiacchi, indolenti e diffidenti, e troppo presto si rassegnano al pensiero di essere degli sfortunati, di essere stati ingannati dalla loro vita personale; invece di lottare, criticano soltanto, chiamando volgare il mondo e dimenticando che la loro stessa critica a poco a poco diventa una volgarità. (Amdom Kechoff)

Chi sono gli eroi del nostro romanzo contemporaneo? Gli scrittori. Che cosa descrive Kechoff hic et nunc? Il nichilismo. Quanti tipi di nichilismo abbiamo conosciuto? Vogliamo enumerarli, elencarli, censirli e denunciarli? Una perdita di tempo. Mi soffermerò solo su due:

  1. Il nichilista basic: non accetta il mondo, il mondo al di là della sua rappresentazione è niente.
  2. Il nichilista post: il mondo? Esiste solo il mio mondo. Non accetto il mio mondo. Il mio mondo è niente. Guarda e leggi il mio niente.

Ancora troppo umano questo nichilista.?
Gli ultimi metafisici continuano in fondo a cercare in esso la vera «realtà», la «cosa in sé», rispetto alla quale ogni altra cosa è solo apparente. Il loro dogma è che, poiché tanto manifestamente il nostro mondo apparente non è espressione di quell’ideale, esso appunto non è «vero» – insomma spiegare il male e la disgrazia: una logica scandalosa in un filosofo… (Vliedlik Myzke)
L’uomo, come lo abbiamo conosciuto, è qualcosa che deve essere superato. – sta scritto da qualche parte, lo sapete dove, no?
E ancora: invece di lottare? Soffermiamoci. No. Sì. Che cos’è lottare? Bisogna proprio rispondere a tutte le domande che ci vengono fatte? Basta scrollare un qualsiasi social network, per smettere di rispondersi e di domandarsi se mai si siano fatte le domande adatte.
Dove eravamo rimasti?
Giusto: al romanzo.
Che romanzo è? Di quelli che piacciono adesso, un romanzo generazionale, ovvero in cui l’esperienza dello scrittore è tutto ciò che serve per imbastire la storia. L’esperienza, dico, cineseria dell’infinito.
Che romanzo è? Uno qualsiasi, in Italia ne abbiamo almeno uno al mese che passa come il CLY (ho visto la sigla da qualche parte, mi piace questa capacità di sintesi).
Che romanzo è? Non ricordo il titolo, ma non importa. È uno di quelli che stanno là fuori. Romanzi di passaggio, è giustissimo che ci siano, è giustissimo che non ci siano.
Ancora troppo umano questo romanzo.?
L’elemento finzionale e creativo sottomesso al  abusato dal sensso delle cose. Che sensso hanno le cose? Vedi il nichilista e aggiungi la volgarità della critica del fairplay: a sentir lui, un vero artista poteva essere interessato solo al parossismo, era quella l’unica avanguardia percorribile. (Ray Zeka)
Oppure (virescit volnere virtus): l’uomo del passato trovò l’uomo del futuro che, in certo un senso, era ancora più leggendario, remoto e arcaico. (Ray Zeka)
Dove eravamo rimasti?
Sì. Più o meno al motto essoterico del Commando Interpolazioni (quello esoterico è così sacro che nessuno quasi lo pronuncia più, per questo lo mettiamo in nota, che tanto le note le leggono sono i DFWisti[2]): l’essenziale è la letteratura, non gli individui (’. R. Korpez)

Fuochisti del Commando Interpolazioni:
’orke Ruiz Korpez
Junio Torkázar
Virib De’ Kidd

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[1] NON  TOCCARE PUNTO ESCLAMATIVO LE VOCALI
LE FRICATIVE VIRGOLA GEMINATE
K DUE PUNTI LEKTIO DIFFFFIKILIOR

[2] Kwezda kok è ka zdolya terre nye enosyomy.