Era come se dovessi farlo per dimostrare che ero una persona – un essere umano, non solo una parte del sistema. Che non esisteva nessun sistema grande abbastanza da impedirmi di fare un errore, proprio come non ce n’era nessuno grande abbastanza da impedirmi di fare la cosa giusta. Perciò… be’, immagino sia per questo che l’ho fatto.

La falla nel sistema di Jim Thompson è uno dei racconti più commoventi e abbaglianti che finora mi siano capitati tra le mani.
Come in tutte le opere di Thompson, al centro della vicenda c’è una truffa[i] (in questo caso ai danni di un’agenzia di vendite) raccontata dal punto di vista dei truffati. Ma, forse, non si tratta proprio di una truffa-truffa, in quanto i raggirati sono ben consapevoli di esserlo, se ne rendono conto dalla prima occhiata: quell’uomo che ha in mano buoni di vendita per centosettantacinque dollari, è un buono a nulla fatto e finito, con gli occhi più caldi e amichevoli che il protagonista avesse mai visto, sul volto più gentile in cui si fosse mai imbattuto, e non può che rifilare fregature. E lo fa. E loro, gli impiegati, si fanno truffare, e sono ben felici di farsi truffare, muovendosi nella vicenda quasi in preda al sonno, come se si risvegliassero da un incantesimo, o da una strana forma di sonnambulismo.

La falla nel sistema sta alla produzione media di Thompson come Una cosa piccola ma buona sta a quella di Carver: una svolta impercettibile ma fondamentale, che non contraddice il deprimente panorama generale e tantomeno lo carica di speranza, ma lo rende più leggero, più gestibile. Come il panettiere del racconto carveriano, gli impiegati raccontati da Thompson sono messi davanti alla loro misera e squallida routine da un elemento di disturbo, e trovano un contatto con loro stessi, ma sempre nel pieno rispetto delle devastanti poetiche dei rispettivi creatori. Perché se Carver descrive il momentaneo sollievo che nasce da un dolore comunicato e elevato al quadrato, Thompson narra un’onestà che nasce da una menzogna elevata al cubo: mentire a se stessi, mentire al prossimo, mentire alle istituzioni.

Mi sono chiesto perché non sono riuscito a prevedere che sarebbe successo. Abbiamo scoraggiato l’individualismo, qualsiasi situazione stimolasse un pensiero originale. Tutte le decisioni venivano prese al vertice e fatte circolare verso il basso. L’onestà, la lealtà – non sentivamo di doverci preoccupare di certe cose. Ci avrebbe pensato il sistema.

Sarebbe eccessivo parlare di fiducia nella natura umana, dato che si tratta sempre di Jim Thompson, e che ogni sommovimento è utilizzato per rendere ancora più efficace un sistema disumanizzante, ma quel sommovimento c’è stato, ed è stato profondo, e intimo, e contagioso. Viene in mente la magnifica chiusa de L’unico e la sua proprietà di Stirner, la mia causa è fondata sul nulla: non si compie una data azione in vista di una ricompensa umana o divina, e nemmeno per obbedire a una legge o a una regola. Talvolta si agisce solo perché si vuole farlo, con (in)coscienza e contro il nostro interesse, solo per essere liberi e respirare un po’ di aria pulita.

Ribadisco che nessuno, nel racconto di Thompson, agisce in modo altruista e nobile: c’è chi truffa e chi è truffato, entrambi portano avanti l’inganno verso un sistema che dà a tutti modo di vivere, e che da tutti viene compreso e accettato nella sua crudezza. Alla fine non si tratta neanche di un’azione, quanto piuttosto di uno stimolo, che non è pietoso, o compassionevole, e neanche rabbioso, ma solo gratuito, del tutto privo di senso e di scopo (come la gentilezza), e per questo intimamente libero, leggiadro, solare, sorridente.

Dalla voce sembrava risentito, ma dall’aspetto diceva ben altro. In un certo qual modo, pareva quasi felice.

La falla nel sistema è aria fresca per il cuore, oltre che per la testa; è un racconto intelligente, ironico e tenero che si piazza tra la cinica favola natalizia e l’aneddoto zen, dotato di una profondità luminosa e calda, ma non così stordente da ingannare la vista.
Un racconto nobile, aristocratico nel senso etimologico e rivoluzionario del termine.

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Jim Thompson
La falla nel sistema (in Una spaventosa faccenda e altri racconti, 1998)
Trad. it. Eleonora Lacorte
Roma, Fanucci, 2006
pp. 294


[i]       Il concetto di truffa, o più in generale di inganno, è centrale nelle opere di Thompson, e non solo come meccanismo per dare il via all’azione e strutturare una trama, ma proprio come filosofia di vita. Tutti i personaggi di Thompson mostrano un volto che poi non è il loro, le loro azioni hanno sempre un doppio fine e le relazioni non sono mai autentiche o reciproche. E molto spesso lo scrittore va oltre: i personaggi truffano se stessi e fanno di tutto per nascondersi la verità, soprattutto a livello inconscio. Il meccanismo mentale della rimozione del trauma o addirittura dell’elaborazione dello stesso sono truffe nei confronti del senso d’identità, che negli antieroi thompsoniani è sempre labile e sfaccettato. Le cose si complicano ulteriormente quando ci si rende conto che anche le bugie che i protagonisti si raccontano sono, in qualche modo contorto e arzigogolato, delle verità. La menzogna è l’unica modalità di sopravvivenza, soprattutto a livello mentale, contro la vita, rappresentata come una palude brutale, intimamente cattiva, che si sviluppa sui principi dell’ingiustizia e della sopraffazione.