F. Kafka – Lettere a Milena, p13

[Merano, 12 giugno 1920]
ancora sabato

Queste lettere[1] che si incrociano e si scontrano devono finire, Milena, ci fanno diventare pazzi: non si sa mai che cosa hai scritto, a cosa stai ricevendo risposta e tremi sempre, come che sia. Comprendo bene il tuo ceco, sento persino la risata, ma nelle tue lettere mi sotterro sempre tra parola e risata, poi sento solo la parola che inoltre è anche la mia essenza: angoscia.
Non riesco a rendermi conto se tu voglia ancora vedermi dopo le mie lettere di mercoledì e giovedì, conosco la mia relazione nei tuoi confronti (tu mi appartieni, anche se io non ti vedessi mai più). […][2] le conosco fintantoché non appartengono all’imperscrutabile territorio dell’angoscia, ma la tua relazione nei miei confronti non la conosco affatto, appartiene del tutto all’angoscia. E non mi conosci, Milena, te lo ripeto.
Ciò che sta succedendo per me è qualcosa di mostruoso, il mio mondo collassa, il mio mondo si ricostruisce – guarda come tu (questo tu sono io) in tutto questo continui a resistere. Non mi lamento del crollo, il mondo stava crollando, mi lamento del suo ricostruirsi, mi lamento delle mie deboli forze, mi lamento di esser nato, mi lamento della luce del sole.
Come faremo a continuare a vivere? Se dici di sì alle mie lettere di risposta, non puoi continuare a vivere a Vienna, è impossibile. Insieme alle tue lettere oggi ne è arrivata una di Max Brod in cui, tra l’altro, scrive: «Una curiosa storia ha avuto luogo, e te la “riferisco” almeno per sommi capi. Il giovane redattore della Tribuna, Reiner[3] (si dice fosse un uomo molto raffinato e davvero, esageratamente giovane, forse vent’anni), si è avvelenato. È successo quando eri ancora a Praga, credo. Adesso se ne apprende il motivo: Willy Haas[4] aveva una relazione con sua moglie (Ambrožová, amica di Milena Jesenská), relazione che però pare si sia mossa entro confini spirituali. Non arrivò a sorprenderla o una cosa del genere, piuttosto fu la moglie a torturare il marito che conosceva da anni prima del matrimonio, con le parole e soprattutto col suo comportamento, al punto che egli si uccise in redazione. Poco dopo, ella venne in redazione insieme al signor Haas a chiedere perché il marito non fosse tornato dal turno di notte. Si trovava già in ospedale e morì prima che lo raggiungessero. Haas, che si trovava a un passo dall’ultimo esame, interruppe gli studi, litigò con suo padre e ora dirige un giornale di cinema a Berlino. Non deve passarsela bene. Anche la donna vive a Berlino e si crede che si sposeranno. Non so perché ti racconto questa storia crudele. Forse solo perché soffriamo a causa dello stesso demone e quindi questa storia ci appartiene, come noi appartiamo a lei.»
Questa era la lettera. Ripeto: non puoi restare a Vienna. Che storia orrenda! Una volta avevo acchiappato una talpa e la portai nel giardino di luppolo. Quando me ne sbarazzai, si rintanò di nuovo nella terra come una furia e sparì come se affondasse nell’acqua. Ecco, questa storia deve nascondersi così.
Non si tratta di questo, Milena, per me non sei una donna, sei una ragazza come mai nessuna prima, non oserò porgerti la mano, ragazza, la mia mano sporca, tremante, artigliata, nervosa, insicura, calda e fredda.

F

Per quanto riguarda il fattorino di Praga, è un brutto piano. Troverai solo una casa vuota. È il mio ufficio. Nel frattempo starò seduto con la faccia tra le mani in Altstädter Ring 6, terzo piano, alla scrivania[5].
Sì, non mi capisci neanche, Milena, la «questione ebraica» non era che uno scherzo idiota.



[1] Tradotto da F. Kafka, Briefe an Milena, erweiterte und neu geordnete Ausgabe, herausgegeben von Jürgen Born und Michael Müller, Frankfurt am Main: Fischer Taschenbuch Verlag, 2015¹⁵.

[2]Circa 11 parole sono state rese illeggibili.

[3]Josef Reiner (1898 – 1920), redattore ventiduenne della Tribuna, si era suicidato il 19 febbraio 1920. Poeta sensibile e traduttore di talento, proveniva da una famiglia ebrea di Praga; tuttavia Cristo, Dostoevskij e Schopenhauer avevano per lui più significato del suo giudaismo. Venerava Kafka sebbene non lo conoscesse di persona. Probabilmente conosceva Milena perché era marito della sua compagna di scuola e amica Jarmila.

[4]Critico e saggista, Willy Haas (1891 – 1973) stava al centro di un circolo letterario praghese a cui appartenevano anche Franz Werfel, Ernst Pollak e i fratelli Hans e Franz Janowitz.

[5]Appartamento dei genitori di Kafka, dove lui aveva una stanza.

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