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F. Kafka – Lettere a Milena, p14

[Merano, 21 giugno 1920] Lunedì Tu hai ragione[1]: quando adesso – purtroppo ho ricevuto le lettere di sera tardi e domattina voglio fare una piccola gita a Bolzano con l’ingegnere – ho letto il rimprovero per quel “bimbetta”, mi sono detto per davvero: basta così, queste lettere puoi anche non leggerle oggi, devi pur dormire un po’ se domattina vuoi fare la gita. E ci è voluto un po’ prima che ricominciassi a leggere e a capire e la tensione…

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Internacional

F. Kafka – Lettere a Milena, p13

[Merano, 12 giugno 1920] ancora sabato Queste lettere[1] che si incrociano e si scontrano devono finire, Milena, ci fanno diventare pazzi: non si sa mai che cosa hai scritto, a cosa stai ricevendo risposta e tremi sempre, come che sia. Comprendo bene il tuo ceco, sento persino la risata, ma nelle tue lettere mi sotterro sempre tra parola e risata, poi sento solo la parola che inoltre è anche la mia essenza: angoscia. Non riesco a rendermi conto se tu…

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F. Kafka – Lettere a Milena, p12

[Merano, 11 giugno 1920] Venerdì Si riuscirà mai a raddrizzare un po’ questo mondo alla rovescia, una volta per tutte?[1] Di giorno uno va in giro con la testa bruciata – qui ci sono ovunque rovine così belle sulle montagne che quasi uno crede che diventerà altrettanto bello –, ma a letto, invece del sonno, vengono i pensieri migliori. Per esempio, oggi ho pensato, per completare la proposta di ieri, che per l’estate lei potrebbe stare da Staša, che si…

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F. Kafka – Lettere a Milena, p11

[Merano, 2 giugno 1920] Mercoledì Le due lettere[1] sono arrivate insieme a mezzogiorno; non sono lì per essere lette ma per essere spiegate, per affondarci il viso e perderci la testa. Ma adesso sembra che sia un bene averla quasi perduta, perché così si riesce a tenere insieme il resto il più a lungo possibile. E a tal proposito, i miei 38 anni da giudeo, a confronto con i suoi 24 da cristiana, dicono: Come sarebbe? E dove sono le…

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F. Kafka – Lettere a Milena, p10

[Merano, 30 maggio 1920]  Come procede[1], Milena, la sua conoscenza dell’essere umano? Ogni tanto nutro dei dubbi in proposito, per esempio quando lei mi ha scritto di Werfel[2], d’accordo, era anche l’amore a parlare e forse solo amore, ma certo fraintendibile, e se si prescinde da tutto ciò che è Werfel e si rimane solo col rimprovero della sua grassezza (rimprovero che mi sembra oltretutto ingiustificato, per me Werfel diventa ogni anno più bello e più amabile, ma lo vedo…

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Crapula Edizioni

Mise en abîme

Per tredici anni casa mia è stata la strada. Casa mia, di notte, prima di fare ritorno, in un viaggio lungo dieci minuti, alla casa vera. La strada si confonde spesso nell’immaginazione con il getto caldo di una malinconia. Risate, fumate, panico. Viaggi lunghi ore, viaggi nel silenzio, viaggi senza meta né ricerca. Viaggi per andare. «Andare è tornare a venire» dicevamo. Tornato a casa tra le pareti. Quell’odore di famiglia, inconfondibile, più sacro del DNA e comunque meno oscuro,…

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