Piccola Enciclopedia dei Mostri e delle creature fantastiche di Orazio Labbate è un tentativo, necessariamente parziale, di classificare i mostri (50 quelli individuati, finemente illustrati da Marco Ugoni) seguendo diverse tradizioni (bibbia; mitologia egizia, greca, romana, russa, nordica e orientale; folclore; letteratura).

Piccola Enciclopedia dei MostriLabbate definisce innanzitutto il «mostro». Il mostro[1] è etimologicamente prodigio, seppur si presenti limitante il solo legame col termine latino monstru(m). Émile Benveniste e Claude Moussy, infatti, rilevano come in latino diversi siano i termini teratologici (non solo monstrum, ma anche miraculum, omen, ostentum, portentum, prodigium), mentre in greco ne abbiamo solo uno, τέρας. Allargare gli orizzonti etimologici non è cosa peregrina: nell’analisi del senso della parola e del suo legame con altre parole si coglie con maggior precisione la mutazione che ha avuto il mostro nel corso della storia, dal prodigio al perturbante, dal legame con le religioni a quello con la psicologia, passando per l’effrazione degli ordini giuridico e naturale di cui diceva Michel Foucault nell’affascinante corso 1974-1975 dedicato agli anormali. Labbate offre, in sintesi e con i limiti del caso, un’idea di cosa sia stato e sia il mostro, non ignorando il rapporto ambiguo che intrattiene da sempre l’uomo con esso: «Prodigio come segno divino, davanti al quale l’uomo proverà l’orrore, o addirittura l’attrazione». Perché il mostro ha un suo fascino, e quest’opera è anche una rappresentazione della fascinazione che esercita sul suo autore. Ha riassunto molto bene le difficoltà terminologiche e concettuali del mostro Jean Brun in Le prestige du monstre (1967):
«si potrebbe, in realtà, definire il mostro dicendo che esso è una sfida alla semantica e un’avventura della sintassi; tutto il suo essere si presenta come un rifiuto dell’ermeneutica e come un vagabondaggio nel labirinto delle combinatorie morfologiche».
Una definizione che ci riporta allo studio di Károly Kerényi sul labirinto, e al nesso che egli stabilisce tra labirinto e mostro ed enigma (e anche danza). Immediatamente ci sovvengono, per l’antichità, il labirinto che custodiva il Minotauro, e, per la contemporaneità, il film di Guillermo del Toro Il labirinto del fauno (Messico, Spagna, 2006).

LabbateTeorizzato, per quanto possibile, il mostro, Labbate procede alla classificazione seguendo un ordine alfabetico. Qui, sia per la maniera erudita di strutturare le varie voci sia anche per il linguaggio usato, un modello si impone con nettezza: il citato Manuale di zoologia fantastica (1957) di Jorge Luis Borges. In prefazione, lo scrittore argentino dice che «i mostri nascono per combinazione d’elementi d’esseri reali, e che le possibilità dell’arte combinatoria sono quasi infinite», affermazione che esemplifica le modalità descrittive utilizzate anche da Labbate, laddove gran parte dei mostri combina parti animali o parti animali e umane.
Labbate, tra gli scrittori che meritano di essere seguiti nel panorama contemporaneo italiano, riesce in qualche modo a rendere suo questo esercizio borgesiano: la sua passione per l’immaginario gotico traspare in ogni pagina; lo stesso stile, seppur controllato e debitore all’argentino, è il “suo” stile. Ciò pone quest’opera ai confini della letteratura, perché anche la letteratura, come il mostro, sa essere eccesso, ibridazione, sfida al limite.

Orazio Labbate
Piccola Enciclopedia dei Mostri e delle creature fantastiche
Storia illustrata dei 50 mostri che rendono questo mondo un posto spaventoso
Illustrazioni di Marco Ugoni
Milano, 24 ORE Cultura, 2016
pp. 123



[1] Ci siamo serviti, in questa breve discussione sul termine e sul concetto, della voce «Mostro» curata magistralmente da Corrado Bologna per l’Enciclopedia Einaudi (1980).