Ringraziamo Gilda Manso per averci concesso di tradurre quattro microfinzioni dal suo volume inedito Flora y Fauna. Antología personal de Microficción (Textos Intrusos/Micrópolis, 2015).
Traduzione di Ersilia Tomoe.

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Il Maestro

Come un’oasi nel deserto, la bambina aveva un uccellino. A lui donava amore e attenzioni, a lui si rivolgeva nel momento di rimettere l’anima in qualcosa che non fosse il dolore cieco che soleva dominarla.
L’orco la tormentava, ma le aveva permesso di tenere l’animale in quanto supponeva che, una volta morto l’esserino, la bambina avrebbe sofferto maggiormente. Non c’era nessun briciolo di umanità in questa concessione. Però ogni volta che l’uccellino sembrava morto e stranamente cremato, la bambina notava che le sue ceneri cominciavano a muoversi e ritornava in vita. Nasceva dai suoi resti. Un giorno, l’orco le diede una bastonata così forte che la piccola restò distesa a terra, immobile, senza più nessun segno di vita, se non un fascio di flebili tremori. L’orco, soddisfatto, l’abbandonò affinché morisse in solitudine.
Dimostrando a se stessa che l’orco non era stato il suo unico maestro, la bambina respirò e, con lentezza e perseveranza, iniziò a muoversi.

Narcosi

«Ah, già sei tornato. Non dirmi che ti sei macchiato di nuovo. Dio benedetto, poi con questa pioggia che non fa asciugare nulla. Vediamo, avvicinati. Per di più, sangue secco. Sembra fatto di proposito, non puoi almeno lasciare la ghigliottina alla fine? Ora devo mettermi a strofinare un’ora per farlo venire via. Se te lo lascio così, si coprirà di mosche. Oggi è venuta la moglie del fabbro, mi ha detto di chiederti, per favore, di colpire il marito con una bastonata prima di impiccarlo, così  non soffre troppo. Vedi? Non va via. Dovrò lasciarlo a mollo, con un po’ di fortuna la macchia sparirà tra un paio d’ore, ma non si asciugherà per domani. Domani hai il rogo? Come farai con questa pioggia? Ritornerai con l’odore di fumo e di carne bruciacchiata, santo Dio. Rimescola la minestra. No, con il mestolo. Se c’è l’esecuzione al rogo, portati i bambini, si lamentano sempre perché non li porti mai con te».

Il boia, sfinito e di cattivo umore, si mise a letto e guardò fuori dalla finestra. Non smetteva di piovere, e ogni volta lo infastidiva lavorare con i vestiti zuppi.

Jacob Bannon, "No heroes"

Jacob Bannon, “No heroes”

Matrioska

Camilla corre nel bosco; ha i piedi insanguinati e le gambe agonizzanti. Ogni mezzo minuto gira il capo sulla spalla destra, in cerca del suo persecutore, anzi della sua assenza. Il suo corpo di bambina è anche un corpo di cervo, e schiva alberi con maestria. Ma il suo persecutore, in quanto cacciatore, è una bestia senz’anima e forse è per questo motivo che può correre, in ogni caso, più veloce di Camilla. Dicono che l’anima pesi ventidue grammi, ma a lei sembrano ventidue tonnellate, un’enorme borsa di sabbia sulla testa, una zampa di elefante sul petto. E Camilla si ferma, si appoggia contro un tronco e, un secondo prima di esser lacerata dalla zampata del predatore, la piccola chiude gli occhi (funziona sempre), li apre, e il bosco svanisce e si ritrova sdraiata nel suo letto, impregnata di sudore e incubi. La porta della camera si apre ed entra papà. Deve chiamarlo così sebbene sia solo il compagno della madre. Con forza Camilla chiude gli occhi, come nel bosco; poi li apre, ma nulla cambia. Il predatore, stavolta, continua ad essere lì.

Eva e Lilith

«No, non provengo da nessun uomo» replicò Lilith, con un po’ di stupore.
Eva la osservò da capo a piedi e le credé. Eva sorrise soltanto con la bocca. Già parlava con Adamo. Una costola? Che figlio di puttana.

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In copertina: Jacob Bannon, “All We Love We Leave Behind”.