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Crapula Edizioni

La prassi del sangue

ai miei amici   Io sono il sangue, un volto e una maschera: quella che capita, che mi calza. Fu questa l’ultima cosa che dissi al carceriere. «Risposta esatta,» ribatté la guardia, con quel suo duro accento tedesco – la erre lasciata scivolare sul palato –, e gli occhi gli brillarono d’un azzurro esatto; quindi mi passò la chiave dallo spioncino, dicendo: «Le diamo un’ora per prendere le sue cose e andarsene. Il giudice ha appena condannato chi verrà a…

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letteratura e altri buchi

O Metis II (Parerga e paralipomena 4/4)

[in discussione] D’altronde disprezzo, distanza, educazione impregnano tutto il mondo letterario di Kafka, quasi a rimarcare la necessità che le cose abbiano da qualche parte un significato così brutale e tremendo, da avere costretto lo scrittore a mutarne la forma, il nome, pur di sopportare il peso del vuoto – antinomia solo del Novecento? – di cui il discorso sulle cose stesse si fa carico. A. Quijano, Dentro il padre, da O Metis, n°2 (a breve)

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Lupus in Crapula

Il gene CM

Penso all’eredità culturale che uno si prende e poi, come se l’è presa, pare che l’abbia lasciata. E penso all’eredità genetica, alla cecità della nascita, che appena apri gli occhi, hai già osato troppo. Penso a entrambe e mi capita di confoderle, di fumarci intorno! Poi, però, rido della mia  confusione, quando penso che sono io stesso – e nel gene e nel culto – a pensarla continuamente, ossia ciecamente, disperatamente.

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