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letteratura e altri buchi

Mapocho di Nona Fernández: fantasmi, sangue e teste mozze

Incipit. Sono nata maledetta. Dalla vagina di mia madre alla cassa in cui ora riposo. Un’aura di merda mi accompagna, uno stronzo piazzato al centro della testa, come il mezzo melone dei matti di un famoso tango, ma più fetido, meno poetico. La Storia, le storie. Il Mapocho che dà il titolo al romanzo di Nona Fernández è il fiume cileno sulle cui rive sorse Santiago, la capitale. C’è la storia di una sorella e un fratello, la Bionda e…

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La prassi del sangue

ai miei amici   Io sono il sangue, un volto e una maschera: quella che capita, che mi calza. Fu questa l’ultima cosa che dissi al carceriere. «Risposta esatta,» ribatté la guardia, con quel suo duro accento tedesco – la erre lasciata scivolare sul palato –, e gli occhi gli brillarono d’un azzurro esatto; quindi mi passò la chiave dallo spioncino, dicendo: «Le diamo un’ora per prendere le sue cose e andarsene. Il giudice ha appena condannato chi verrà a…

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Il Maine

Disarmato, crollò sulle ginocchia; il fendente successivo, allora, gli troncò di netto una mano; perse i sensi. “Ho sognato” pensò con sollievo il soldato aprendo gli occhi, a letto, a casa, nel Maine, al sicuro, un attimo prima di svegliarsi veramente, in un lago di sangue. Soundtrack: David Lanois, Sleeping in the devil’s bed. Foto di copertina: Hedda Selder, Following the road, Österlen, Sweden, july 2011.

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La fontana di Tabiq

Che poi Safik non lo capisce subito che quello è sangue. Lo capisce quando ci scivola sopra, quando prova a rialzarsi e scivola ancora e ci sbatte la faccia e sente l’odore forte, ferroso che gli riempie il naso e la gola, e allora urla e prova ad alzarsi ancora e cade, ancora, e gli viene da vomitare fortissimo e dietro di lui c’è Riassad che prova a tendergli la mano e poi ci cade sopra anche lui e la…

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