Teoria del Critico Amico (TCA). Se a un corpo, libero di muoversi e pensare, viene raccontato con trasporto e in modo informale un libro, questi riceve una spinta di curiosità sufficiente per recarsi presso il libraio più vicino e acquistare una copia dell’opera. Tale forza prende il nome di “Energia del Lettore Appassionato” (ELA), una forza composta da tre vettori convergenti e di pari intensità: Semplicità, Precisione, Passione. Questa energia permette a un corpo di entusiasmarsi a un testo e/o a un autore e può essere sprigionata da qualunque soggetto propagandosi innumerevoli volte con un effetto a catena denominato “Risultante di Groseb”.

F. Besnard, La théorie de l’ami critique in La science et la littérature, Anno III, n.1, pp 14 20, 1899. D. Pontuale, Anche se la fonte sembra autorevole, mai fidarsi degli scrittori, Roma, Edizioni Burla, 2014.

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GROSEB, STANISLAO KARL (1445/1449 – ?) Terzo di cinque figli, nacque a Magonza da una famiglia di braccianti. Lavorò nell’officina di Jahann Gutenberg prima come apprendista, poi con il ruolo di compositore. Se nella tipografia di giorno si editavano le celebri Bibbie a due colonne e 42 linee, ogni notte, per cinque anni, si lavorò per dare alla luce un’opera anonima dal potere narrativo straordinario. Gli stampatori, una volta completata la pubblicazione, tuttavia si convinsero che il significato del testo non sarebbe stato compreso dall’umanità e giunsero alla decisione di bruciarla. Contrario alla risoluzione, Groseb fuggì con il volume spingendosi, di villaggio in villaggio, fino ai limiti estremi della terra, intenzionato a divulgare la bellezza straordinaria di quel libro. Con passione narrò di eroiche imprese e paesaggi fantastici, nutrendo la curiosità di persone che impararono a leggere, a conoscere nuovi libri e a raccontare storie. Mentre il libro proseguiva la propria opera di conoscenza, nacquero spontanei gruppi di lettori che presero il nome di “Congreghe del Trivium”, un ordine laico, libero e segreto, fedele alle discipline filosofiche-letterarie: grammatica, retorica, dialettica. Tali congreghe, simboleggiate da un ippogrifo posato su tre tomi sovrapposti, furono duramente osteggiate dal potere temporale e dalle dinastie regnanti per i nuovi sentimenti sovvertitori che andavano manifestandosi. Nel 1517, Papa Leone X, con la bolla “In omnem vitam”, soppresse le congregazioni e ne scomunicò i membri costringendoli alla clandestinità. Il proselitismo dell’ordine resistette comunque al discredito subito, come pure sopportò lo “Scisma dei dotti”, una spaccatura concettuale avvenuta nel 1785. Una nutrita schiera di adepti, infatti, contrastò la linea ideologica comune, con la convinzione che soltanto l’accademica esposizione terminologica dei testi potesse spiegare esattamente un’opera. Disconoscendo la loro spontaneità di lettori e chiudendosi in cerchie sempre più ristrette, questi dissidenti, grazie al sostegno politico e clericale, nel tempo rivestirono prestigiose cariche culturali. “Le congreghe del Trivium”, intanto, secondo l’esempio di Stanislao Karl Groseb, proseguirono nella loro missione con diligenza e passione. Secondo lo studioso francese Félicien Minié le congreghe, ravvisata la minaccia e ridotte ormai a uno sparuto numero di seguaci, decisero di far perdere ogni traccia della loro presenza a salvaguardia della loro stessa incolumità e conservazione. Testimonianze dell’attuale esistenza delle “Congreghe del Trivium”, infatti, non sono documentabili, ma lo stesso Minié suppone che queste ancora oggi vivano mantenendo un assoluto grado di segretezza difficilmente valicabile. Esperti glottologi hanno avanzato ipotesi sul titolo e sul contenuto esatto dell’occulto testo narrativo, ma l’incertezza delle fonti impedisce qualunque conclusione. La stessa biografia di Groseb presenta molte lacune; incerte sono sia l’età sia le cause della morte. Un manoscritto adespoto, risalente presumibilmente al sec. XVII e rinvenuto nell’attuale Ciad, riferisce come il corpo giaccia sotto un masso lavico nella regione desertica di Borkou-Ennedi-Tibesti. Un’antica leggenda Tebu, invece, rammenta come la voce dell’infaticabile pellegrino si oda tutt’ora nelle notti di plenilunio, quando il Ghibli posiziona le dune perpendicolarmente alle tre stelle della “Cintura di Orione”. Il destino del libro, nondimeno, è avvolto nel più completo mistero. Alcuni archeologi sostengono riposi accanto al suo devoto ambasciatore, altri vogliono sia stato affidato a cinque membri eletti, i “Probiviri del libro”, che lo tramandano nel rispetto del “Giuramento del riserbo”. La figura e il nome di Groseb ebbero forte influenza, nel 1889, sugli studi letterario-scientifici del francese Ferdinand Besnard e sulla sua “Teoria del critico amico”, riguardante l’avvicinamento alla lettura senza l’utilizzo della pedanteria critica.

Bibliografia: G. Scherner, Stanislao Karl Groseb, Mainz, 1875. E. Pisamore, Le Congreghe del Trivium, Lanciano, Carabba, 1873. F. Binetti, Sul giuramento del riserbo in Parola ed Esegesi, Anno XI, n. 2, pp. 23-36, Bologna, 1879. P. W. Madigan, Legends and traditions of the peoples of the Middle East, Vol II, Cambridge, W. & R. Chambers, 1881. D. Rechi – F. Parlato, Catalogo dei libri mai ritrovati, Pisa, Marietti tipografo, 1888 con 18 tavole illustrate. F. Besnard, La théorie de l’ami critique in La science et la littérature, Anno III, n. 1, pp. 14-20, 1899. T. Sàenz, El compromiso de la historia in Anales del tiempo, Anno IV, n. 3, pp. 53-61, Barcelona, 1893. J. Smithers, The schism of the learned: the history and thought of a fight, Baltimore, Kraus reprint, 1895. A. M. Vizzini, Il sentiero infinito: sulle tracce di Groseb, Torino, Società editrice internazionale, 1895. K. Crüwell, Die gesichtslosen mann, Stuttgart, Koeltz, 1897. F. Minié, Le grand livre de mystère, Paris, Éditions de Minuit, 1898. F. Minié, Le mythe de Stanislao Karl Groseb, Paris, Henri Laurens, 1900. G. Baldi, Le congreghe e la clandestinità in Quaderni Archeo, Anno VIII, n. 1, pp. 124-133, 1900. D. Pontuale, Anche se la fonte sembra autorevole, mai fidarsi degli scrittori, Roma, Edizioni Burla, 2014.