Micromenippea #2 – L’interstizialità del bene [corridoi disumanitari bis]

8081566_orig

Il bene è interstiziale, si disse il Prefetto Di Marco, non turandosi il naso. Cinquemila migranti ammassati, come escrementi essiccati (in una busta di stallatico?), in un campo concentrazionario – perché le cose si chiamano con il loro nome (quantomeno nella visione di questa volitiva figura apicale del Ministero dell’Interno) – che poteva contenerne trecentoventicinque. Calpestò una merda; ispezionava i dintorni d’un canalone di liquami forse tossici, forse radioattivi, forse solo laidi – non si vede perché non anche probabilmente infetti. Qualcuno aveva defecato per strada, sulla carreggiata crepata che costeggiava la cloaca. Firmò sulla schiena dell’appuntato l’ordinanza che imponeva l’immediato ripristino dell’approvvigionamento idrico all’associazione appaltante. O varchi o crepe, si disse. Questa è l’immagine, l’unica immagine. E poi il male è anche distratto. E in certi varchi aperti dalla distrazione bisogna inserirsi subito. Come se il bene fosse interstiziale. Ma per questo diffusivo. Forse alla lunga impregnante.

Rientrò negli appartamenti prefettizi alle ventuno e trenta. Facendosi la doccia vide di nuovo – «è terribile cadere nelle mani del dio vivente» – quello che sapeva essere il vero volto della realtà, dove non ci sono varchi, né interstizi – (proprio come tra i quanti granulari). Senza asciugarsi e senza interrompere lo scroscio d’acqua andò nello studio e si sparò appoggiandosi la pistola all’occhio destro. Prima di esplodere il colpo scrisse su un foglietto: «anche se voi vi credete assolti, siete lo stesso coinvolti», cambiò idea lo fece a pezzi, lo masticò e lo ingurgitò. Non aveva neppure fatto testamento. Non voleva più alcun legame col mendace demiurgo e col suo mondo di false immagini che tutto ingombrano – illimitatamente copiose – senza lasciare varchi. In sostanza, il Prefetto Di Marco morì e festa finita. S’ammazzò sperando – confidando! – nel nulla. Lo attendevano i dedali infiniti e le labirintiche eternità del Bardo.

[Volfgango Fedrigo Di Marco; Roccasecca, 23 ottobre 1967 – Macerata, 16 aprile 2023]

 

Leave a Reply

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *