Incipit. Al mare con gli obsoleti si fanno molte passeggiate.
Estraggo la Vigorsol e il culo parlante mi rifila un minchia guardi.
Il tuo culo parlante, rispondo sbocciando la gomma fra pollice e medio.
Cos’hai detto?, chiede abbassando gli occhiali da sole.
Ho detto che guardo il tuo culo parlante, dico richiudendo la tasca, vuoi una Vigorsol alla menta edizione deluxe?
Riaggiusta gli occhiali, sorride inclassificabile.
Non è, dico, una sineddoche.
Incrocia le braccia impedendo lo studio del bikini a frange.

luca-bernardi

La storia (più o meno). I due capitoli che compongono il romanzo, Tirreno e Adriatico, indicano le zone balneari dove agisce-pensa-vede-(fugge) il giovane-tardo-adolescente protagonista. Un disadattato allucinato. Commercia con gli alieni e ha velleità da studioso: vuole pubblicare un Dizionario Semiologico Abissale, di cui tanto ha discusso con Scardanelli, suo professore di liceo in seguito a tragedia personale dedito al bere e al vivere in strada e al manicomio. In Adriatico il giovane scappa, con un gruppetto di amici altrettanto singolari-tardo-adolescenti-disadattati. Lo insegue, come dire, la verità del suo passato e del suo presente, che gradualmente emerge dalla rappresentazione tutto-strano-stile della storia a opera dello scrittore anche lui giovane, classe ‘91: Luca Bernardi. Per capirci meglio ma non tutto, di mezzo ci sono la morte di una bambina a Bolzano e dieci anni dopo, nel presente, quella di un bambino sulla costa tirrenica. L’uso della prima persona, lo stile basso e parlato ma incalzante e giovanile ma di giovani inesistenti e desueto che disorienta, la fuga caratterizzata da avvenimenti al limite del grottesco, suggeriscono quasi un andamento picaresco: il protagonista, che pare non essere radicato-adattabile in nessun luogo, nel bene o nel male deve trovare se stesso, e la ricerca passa per eventi reali e visioni.

Dizionario Semiologico Abissale. Il Dizionario nasce da una previsione del professor Scardanelli ubriaco di birra: gli alieni, tra pochi decenni, si sarebbero palesati. Il giovane poi li incontra prima, detto tra parentesi. Dunque, causa il sicuro incontro umani-alieni era necessario trovare una lingua per comunicare, e Scardanelli pensava che alla base di essa dovesse esserci “un atomo comune a qualsiasi intelletto sul quale costruire variabili e trasposizioni” (p. 28). Il Dizionario è il primo dizionario ad assurgere a un tale straordinario compito.

Un romanzo tutto lingua. Molti critici e/o accademici e/o dilettanti di cose letterarie dicono di libri che vogliono raccontare storie, di libri che vogliono che le storie parlino una lingua e di libri che vogliono raccontare storie che parlino una lingua. Non lo dicono così, è chiaro. Potremmo riferirci in maniera del tutto arbitraria a un Dumas o a qualche altro classico da feuilleton per i primi, un Joyce per i secondi, un Céline di Voyage per i terzi, per capirci meglio. Ebbene Medusa di Bernardi è di quei libri che vogliono che le storie parlino una lingua, è un romanzo tutta lingua che è lingua parlata-slang e lingua pazza-allucinata, la lingua che deve aderire al giovane-tardo-adolescente protagonista. Per questo, volendo concentrarsi su Il Pregio & Difetto del romanzo, è della lingua solo o più di tutto che bisogna parlare. Bernardi ha una voce, una voce che suona/risuona in Medusa, che denota uno scrittore di talento (occorre ricordare che una delle massime qualità, difficile ad aversi, che urge a uno scrittore è La Voce? un’altra è la capacità di Inventare Storie, ecc.). Ma quanto deve la voce di Bernardi a certo fare sperimentale italiano anni Novanta e poco-post?

“Adesso la situazione è ferma, Sugo. Ma stiamo sempre cercando un luogo adatto…
Sugo dice: ho il capannone!
Non dice un capannone. Dice proprio il capannone.
Mamo e Ferro scoppiano a ridere.
Io no, suini. Io sono un mediatore, un tessitore di rapporti, è la dote più grande che ho.
Dove sarebbe ‘sto capannone?
Domani, Nonno. Ve lo faccio vedere domani.”
(Fonderia Italghisa, Marsilio, 1996, p. 13)

vs.

“Non ho capito una roba, dice Loriz, ma ‘sti alieni… Esistono?
Il Prozzio russa. Il Ginger si specchia beffardo.
Sicuro, se te lo dice lui…
Ogni amicizia diventa postuma, la nostra quando ubriaco baciai la parlante che lui tradiva con un terzo delle ragazze presenti alla di lei festa di compleanno. Peccato, avevamo appena cominciato a ingranare come tandem semiologico.”
(Medusa, Tunué, 2016, p. 56)

Che abbia letto o no il romanzo di Giuseppe Caliceti, Bernardi per stile e per ritmo lo ricorda non poco. Bernardi ripete obsoleti e culi parlanti in riferimento alla “fauna locale” (direbbe Tondelli Pier Vittorio), Caliceti ripete, invece, suini e uniglutei, a conferma della sorprendente prossimità tra le due opere distanti vent’anni.
A volte si fatica a seguire, a capire Medusa, la lingua diventa inafferrabile, la storia sfugge, non c’è volutamente chiarezza, c’è volontà di inabissare nella prospettiva alterata del protagonista.
Al cospetto di un libro e di un esordiente di indubbie qualità, ci si chiede se il lettore avrebbe meritato o meno qualche aiuto, in modo da entrare più facilmente nella storia, da non perdersi e ritrovarsi nuotando per la prima volta in acque belle e insidiose.

Luca Bernardi
Medusa
Latina, Tunué, 2016
pp. 136