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racconto

Crapula Edizioni

La sovraccoperta

All’improvviso si ritrovò con una copia di Rayuela sul bancone, sbucata fuori da chissà dove. Il responsabile della libreria stava già per fare una ramanzina all’imberbe scaffalista (mai che riponesse i libri al loro posto!), quando un omino curioso, sbucato anch’egli da chissà dove, alzò una mano piccola e bianca come a dirgli «Fermo, non lo rimetta a posto, quel libro è mio». Anziché pagare, però, l’omino si abbassò. Proprio così: si chinò e, piegatosi in due sulle ginocchia, scomparve…

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Cicala

Sono nato cicala in un nido di serpi, agnello tra lupi, dentiere a tenaglia – pulitissime all’esterno, cave dentro – al di qua del monte biforcuto, dove s’intrecciano costole di uomo e lupo, nella città su cui dolenti bombe caddero, francesi, città mercenaria che rimase in piedi sette anni, e poi altri sette e sette altri ancora, senza capitolare mai. Sono cresciuto come un piccolo bastardo senza terra, ma migliore di loro, e loro non hanno fatto altro che tentarmi,…

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Architetture minimali

Ted Bones si trovava di fronte a una struttura che sembrava perfettamente cubica. Era alta, e di conseguenza larga, non più di cinque metri. Un’apertura rettangolare, dal suolo verso l’alto, su una facciata. Come una porta. Su uno dei lati una piccola finestra quadrata, in alto. Né la porta né la finestra avevano infissi. Non riusciva a distinguere cosa ci fosse all’interno, sebbene un debole sole illuminasse la radura. L’uomo rimase fermo a osservare quella architettura stramba, così semplice e…

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Il gonfiore

A un primo, approssimativo sguardo, quell’uomo poteva sembrare una persona quanto mai ordinaria. Ed effettivamente, stando a ciò che è manifesto nell’osservare un individuo, quell’uomo non poteva essere giudicato altrimenti. Aveva sessantaquattro anni, una casa spaziosa, un soggiorno luminoso e una libreria a muro ben fornita, una cucina Scavolini – la cucina più amata dagli italiani –, un tapis roulant a otto velocità, una cyclette a quattro marce, una vasca con idromassaggio, un televisore a cinquantotto pollici allacciato a un…

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Cani post-empatici dall’alba al tramonto del terzo millennio

Rapporto #1 Questa mattina ha avuto inizio. Ho bussato, il mio uomo mi ha aperto, in posizione seduta ho allungato la zampa, il mio uomo l’ha afferrata e ha posato la sua mano sul mio capo, l’ha strofinata, ha letto il mio nome sulla targhetta, infine mi ha fatto entrare. È andato tutto secondo protocollo. Il mio uomo mi ha dato da bere, mi ha preparato il cibo, mi ha indicato il giaciglio. Il mio uomo non ha dato segnali…

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I baffi del maharaja

Esisteva un tempo un piccolo feudo che riposava sotto il sole a un’ora appena di viaggio dalle bionde sabbie del Thar. Si dà il caso che in quel feudo vivessero due uomini perfettamente identici quanto ad altezza, portamento, timbro vocale e colore delle iridi, tanto da poter essere scambiati l’uno per l’altro, malgrado non intercorresse tra di loro alcun vincolo di parentela ufficiale, atteso che del padre dell’uno si narravano le innumerevoli imprese amatorie fuori e dentro il palazzo reale,…

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Il fico

Dai piedi del vecchio olmo dove si raccoglievano nelle ore più calde per passarsi la brocca dell’acqua, i mezzadri della Gara guardavano il paese nei suoi elementi principali: la chiesa di San Sebastiano, il camposanto dirimpetto e, nel mezzo, la cantina sociale che divideva le casupole vicine agli acquitrini dalle cascine della parte alta, rallegrata da vitigni, ciliegi e molti peschi. Questa distinzione aveva causato la formazione di due fazioni piuttosto animate che al bar bevevano a tavoli diversi ma…

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Il messaggero

Non faccio giri di parole, ho il compito d’essere chiaro e preciso: io sto al mondo perché ho una missione. Non sto qui in attesa soltanto di invecchiare come la maggior parte degli esseri umani, derelitti che arrancano senza uno scopo o mete da raggiungere. Non è così che intendo concludere la mia esistenza. Io ho un compito e lo porterò avanti a ogni costo e con tutto me stesso. Io sono un messaggero e recapito messaggi. Lo so che…

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Come se ti avessero tagliato una gamba

…ancora mi durano oggi […] le vestigia evidentissime degli affetti passati, ai quali non manca per ridar su altro che l’occasione. [G. Leopardi, Zibaldone di pensieri] Poi arriva, all’improvviso, e tutti gli strani pezzi di incomprensibilità non visti o non voluti vedere cominciano a girare nella testa e a ricomporsi, uno alla volta, due alla volta, rappresentando un’immagine già intuita ma che non avresti mai voluto aspettarti, che tutto sommato non ti aspettavi, non pensavi ci fosse davvero. La Fine…

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L’orto asociale

Sono andato a vederlo in una soleggiata mattina di fine marzo. La primavera era alle porte. E tutto sembrava così bello, a tratti poetico. Il mio piccolo appezzamento in mezzo a tanti altri piccoli appezzamenti, ai margini della città che ti annerisce i polmoni. Una cosa figa, insomma. Osservavo quell’angolo di terra incolta come se fosse l’ecografia di un futuro figlio. Sarà il mio bambino, ho pensato subito. Il tizio dell’associazione che me l’ha fatto vedere, in quella bella mattinata…

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