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Crapula Edizioni

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Il messaggero

Non faccio giri di parole, ho il compito d’essere chiaro e preciso: io sto al mondo perché ho una missione. Non sto qui in attesa soltanto di invecchiare come la maggior parte degli esseri umani, derelitti che arrancano senza uno scopo o mete da raggiungere. Non è così che intendo concludere la mia esistenza. Io ho un compito e lo porterò avanti a ogni costo e con tutto me stesso. Io sono un messaggero e recapito messaggi. Lo so che…

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Come tutti gli altri

I bambini della città senza adulti annusarono l’aria e la sentirono opaca. No, non il solito opaco da cielo grigio e nuvole viola sparate nell’aria che scorre come una scala mobile rotta. Un opaco diverso, una polvere invisibile che rivestiva tutto cambiando i colori, rendendoli ancora più severi, esaltando le scale di grigio, le tinte di cenere. I bambini giravano la testa in tondo perché sentivano un rumore sottile e vago, un ronzio e non riuscivano a capire dove. Poi,…

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L’uomo della banlieue

C’era una pioggia senza senso, e l’uomo sul viale sterrato era l’unico a non preoccuparsene. Ballava da un piede all’altro, senza espressione in volto. Il dottor Sinari, che lo osservava dal patio del suo villino, pensava ai fegatelli del giovedì. Perché era proprio giovedì, e mangiare quello spregevole pezzo di maiale era la sua imposizione settimanale. Guardando l’uomo bagnato fradicio Sinari si appoggiò alla porta a vetri che dava sulla cucina, accarezzò l’intonaco ocra e si concentrò sulla strana sensazione…

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Un amore d’inverno

Papi spalanca le tende e la luce del giorno invade la stanza, aggredendomi gli occhi. Mi aspetto che mi strappi di dosso il piumone, ma lui non lo fa. L’ultima volta in cui qualcuno mi ha svegliato in questo modo mi stava strappando di dosso il piumone. Mi stava gridando di andarmene e io non avevo un altro posto dove stare. Gli chiesi se potevo farmi almeno una doccia. Per qualche ragione, il primo particolare che mi si impone alla…

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Il viaggio

Quando sentì l’attrito del carrello sopra l’asfalto e la voce del pilota annunciare una temperatura di ventisei gradi, Anne si slacciò la cintura. Fuori dal finestrino il giorno era appena iniziato e della notte restava una luce bluastra macchiata di rosa. In aeroporto Anne si chiuse nella prima toilette. Sfilò cappotto e maglione, indossò una maglietta sopra un paio di jeans, dei sandali bassi al posto delle scarpe stringate. Ficcò i vestiti invernali nel borsone di cuoio, non aveva con…

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La regola del tre

Il tre, il cinque, il sette e l’otto. La faceva diventare una gara. Di quelle a perdere, di quelle a perdersi, che qui al traguardo era meglio non arrivarci. A volte passava una mano, un braccio, un uomo corpulento ad afferrarla o una donna in difficoltà nel tirarla giù dalla pista, ma se nessuno rivendicava la proprietà del manufatto allora toccava a lui contare i tre giri, gustarsi la corsa, aspettare e acchiappare il malcapitato. E oggi, per inciso, sembrava…

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Peccato

C’eravamo io ed Eva uniti da un tavolo, barricati dentro il pub in penombra, con la fine del mondo fuori nelle strade. Occhi legati da sopracciglia affrante, fiati di affanno sputati verso le labbra dell’altro, tentavamo di imporci la calma a vicenda, a forza di nomignoli che una volta detti suonavano come pizzicotti sul culo dei ricordi migliori. Fuori, sirene inseguite da fiaccole, nebbie e fumogeni in masse contrastanti, uragani di sdegno e poca, troppo poca solidarietà. Non ci nascondevamo,…

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Le vedove di Novaja

La notizia era arrivata al villaggio insieme all’ultima neve invernale, spinta dai venti gelidi che piegavano i tronchi degli alberi più vecchi fino quasi a spezzarli. Gli uomini mancavano da quando, tre anni prima, era scoppiata la guerra e tutti erano stati costretti a eseguire gli ordini e recarsi sul fronte orientale. Qualcuno aveva inviato delle lettere piene di paura e parole sconce ma, escluse queste rare occasioni, le donne avevano dovuto accontentarsi delle notizie che la radio nazionale centellinava…

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Polvere

Il primo giorno, quando lo vide rientrare, Romana si spaventò. Mario che hai fatto, disse. Poi gli sorrise e gli sfilò piano la tuta. La fece scivolare fuori dalle braccia e lungo le sue gambe, giù, fino alle caviglie. Mario rimase un attimo in piedi, poi si sedette, nudo, su uno spicchio di materasso. Ai suoi piedi, il tessuto si era fatto grigio di polvere e a stento vi si leggeva sopra la scritta rossa stampata in caratteri corsivi. Romana…

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Oltre il cancello gli antichi dèi cadono come mosche

Il giorno in cui sono morto per la seconda volta fuori dalla finestra c’era un martedì di metà marzo. Mi dissi che sarebbe stato un buon giorno per morire, quello. Nuvoloso, noioso, inutile. Nel mondo reale la gente lavorava, s’incazzava, pensava alla cena e ai figli che tornavano da scuola. Non avrebbero fatto caso a me. Non sarei finito sui titoli dei giornali locali, né tra i discorsi dei matti alla stazione. Quando qualcuno si buttava sotto a un treno,…

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